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Riporto il mio articolo uscito su “Andersen” n. 245/febbraio 2008 in ricordo dell’amico Gualtiero Schiaffino. Sarebbe stato triste parlare di Gualtiero al passato, meglio è stato per me scrivergli una lettera:

Caro Gualtiero,

                     sulla tua agenda Viavai. Due ruote per tutti i sacrosanti giorni 2008, che a Walter e a me hai voluto regalare dal letto d’ospedale, ho letto le ultime notizie di Giovanni Amedeo Balena: sono notizie che sicuramente interessano non solo quel “gruppo di valenti studiosi” che (chiamato da te a raccolta in una memorabile seratabalenista a Palazzo Ducale) sta svolgendo indagini sul movimento, ma che a più largo raggio intrigheranno anche chi crede alla potenzialità delle “politiche immaginarie”, delle anatomie arcimboldesche, delle botaniche parallele alla Leo Lionni; di coloro, cioè, che conoscono le possibilità eversive di ogni serissima disquisizione verbale costruita su fervide ipotesi fantastiche. L’invito alla serata balenista suonava così:

 Informiamo la Signoria Vostra che trovandosi casualmente a transitare nei pressi di Palazzo Ducale […] la sera di sabato 4 febbraio 2006, presumibilmente intorno alle ore 20, potrebbe trovarsi eventualmente coinvolto in una curiosa cena […] Menù: Quel che c’è, c’è […]

             E una delle “targhe” frutto delle nostre “scoperte” diceva così:

 QUI IN UNA SERENA SERATA

DI PRIMAVERILI TEMPORALI

DI UN ANNO INDEFINITO

 

GIOVANNI AMEDEO BALENA

 

INCONSAPEVOLMENTE

TENNE UN FONDAMENTALE DISCORSO

DI CUI NON SI CONSERVA MEMORIA

 

              Potrei citare ancora i tanti partiti che abbiamo - grazie a te - attraversato e di cui conservo gelosamente le tessere: Eleganza Democratica (tutti gli iscritti sono liberi di dire, di fare, di vestire); il P.P.P., Partito Politico Provvisorio dall’inequivocabile netta vocazione o il caso o il caos!; il P.O.I., Partito Opportunista Italiano con motto “latino” Nec frigor nec calidus solum tepidum bonum est; la Federazione dei Partiti Piccoli Piccoli, il Pa.Pa.Pa.Pi.Pi.Pi. (chissà se Mastella o uno dei tanti nostri partiti comunisti vi aderirebbe). Potrei ricordare anche i tanti capodanni nella tua bella casa di Camogli passati all’insegna di qualche serissima performance enogastropoetica, ma preferisco soffermarmi sull’ultimo nato, il balenismo, sulle sue “targhe” e sulle sue “scoperte”: non voglio dimenticare, infatti, le articolazioni culturali e le coordinate storiche che emergono chiarissime dal “divertimento” e rendono – anche in questo campo – preziosa la tua attività; Italo Calvino nella prefazione alle sue Fiabe italiane scriveva che da noi in Liguria è presente un “gusto fantastico goticizzante e grottesco”, un gusto per una dimensione surreale capace di dimostrare quanto la “realtà” sia spesso solo “apparenza” e l’oggettività sia tranquillizzante illusione (non è un caso che il ligure sfumi ogni affermazione grazie al manimano non affermi in modo perentorio, ma sempre attraverso la negazione, da Grammu u nu l’è, “non è cattivo”, a Dimmughe ben, “diciamo bene”) e non v’è dubbio che la tua formazione e la tua attività siano inscrivibili proprio nel cerchio di un immaginario regionale antropologicamente solido, ma non v’è dubbio neppure che a livello nazionale convenga guardare agli altissimi risultati (troppo trascurati dalla critica letteraria ufficiale per non parlare della manualistica scolastica) di quel gruppo di intellettuali che si ritrovarono dal 1953 al ’77 intorno al “Caffè” rivista satirico-letteraria diretta da Giambattista Vicari: Almansi, Arbasino, Celati, Ceronetti, Eco, Malerba, Rodari… E non è un caso che quest’ultimo, proprio sul “Caffè”, abbia pubblicato alcune poesie sicuramente in linea con la tua “vocazione” satirica e magari capaci di suggerirti, attraverso qualche verso, una nuova formazione politica: “L’uomo della strada è il salvatore dell’universo/anche perché non ne ha il minimo sospetto” (Gianni Rodari, Il topo sigaro in Il cavallo saggio. Poesie Epigrafi Esercizi, Roma, Editori Riuniti 1990, p. 38).

            Insomma a me pare di poterti annoverare fra i non molti (purtroppo) intellettuali italiani capaci di rivendicare il ruolo critico della dimensione fantastica e di conseguenza capaci di credere ancora che dal mondo capovolto dell’umorismo possa nascere un progetto educativo completo, in grado di formare individui non omologabili e aperti al futuro. Per questo ritengo che tutte le tue iniziative, che hanno accompagnato i ventisei anni di “Andersen”, l’istituzione dell’omonimo Premio (ormai evento atteso da editori, autori, illustratori, bibliotecari, lettori) e il tuo impegno di pubblico amministratore in Provincia, possano essere ricondotte anche alla profonda, intima vocazione pedagogica e al forte senso di partecipazione civile (anche la tua ultima protesta contro lo sceneggiato televisivo della RAI che trasformava in caricatura la bella figura del camoglino Simone Schiaffino, alfiere dei Mille a Calatafimi, rientra in questo contesto). Non dimentico, ad esempio, il tuo impegno per la valorizzazione del patrimonio della cultura popolare nella nostra provincia: la mostra sui carrettieri del porto di Genova che ha dato voce a chi ha contributo con il proprio lavoro a fare la storia ma dalla storia è stato ignorato (ricordo quanto avevi dichiarato in quell’occasione: "C'è stata una vera e propria scuola genovese di carrettieri di altissimo valore, ma di questa vera e propria epopea del trasporto a cavallo nessuno parlava mai”), la rivalutazione dei giochi tradizionali (anche quelli delle carte, che hanno consentito a intere generazioni di “socializzare” sicuramente di più di quanto non facciano oggi TV e “messaggini”), la valorizzazione “istituzionale” del nostro trallalero,quel canto popolare ligure che – con la commozione di tutti noi -, ti ha accolto il 27 dicembre 2007 all’uscita del Santuario della Madonna del Boschetto di Camogli o, ancora, l’impegno a potenziare nella direzione “infanzia” (anche qui guardavi al futuro) la rete delle biblioteche provinciali con una serie di iniziative che ha superato (come poche in Italia) i nostri confini nazionali. Hai portato a Strasburgo il tuo progetto di promozione della lettura una Valigia di libri che viaggia con te diventato punto di forza dell’Unione delle Province Italiane e dello stesso Ministero dei beni Culturali.

            Potrei anche ricordare le tue lezioni del 2002 (tanto apprezzate dagli studenti) su comicità e umorismo all’interno del mio corso di Letteratura per l’infanzia e il Convegno del 2006 in Facoltà di Scienze della Formazione sui libri per ragazzi… ma non voglio consegnare ai nostri lettori un elenco interminabile di realizzazioni straordinarie e – come ha scritto Barbara nell’ultimo editoriale di “Andersen” – un “sacco di idee per il domani”... quindi mi fermo; non dimentico, però, che salutandomi, a metà dicembre, dal letto d’ospedale mi hai detto: “Preparami la laurea honoris causa post mortem”… non hai bisogno, caro Gualtiero, di simili burocratici – ancorché rilevanti – riconoscimenti: la tua lectio magistralis è il tuo fare, il tuo inventare, il tuo guardarci con l’occhio dell’umorista che sa quanto sia importante giocare con le finzioni perché da queste nasce l’autentica libertà per sé e per gli altri e cresce la possibilità di incidere in termini positivi sull’educazione delle vecchie e nuove generazioni.

           Sei passato, caro Gualtiero, con divertimento e leggerezza dai progetti alla realizzazione, dal sorriso all’impegno politico e civile; hai giocato con quella volontà di utopia che appartiene ai veri pedagogisti e hai contribuito così a dare anche un senso alto al mio lavoro: di questo ti ringrazio e ti sono debitore. Un abbraccio

                                                               Pino