Pino Boero
Un po' di me e letteratura per l'infanzia

La strategia del ragno (o della pantegana?)

Il mio vecchio amico Paolo Amaro mi ha inviato dall’estero questa riflessione che voglio condividere:

Sono fuori Italia (come per gran parte della mia vita) e quindi immagino che se – invece che sul sito di Pino – fossimo su Facebook mi arriverebbero insulti, accuse di alto tradimento, inviti a giustiziarmi con rito abbreviato. Per fortuna mia (e anche di Pino) so che www.pinoboero.com è letto da un pubblico attento e non incline ai “formicolii” della pancia.

Dunque dall’estero dove sono, leggendo giornali italiani e stranieri sui diversi siti, vedo messa così l’Italia.

  1. Un ministro della Repubblica ha deciso che il territorio italiano abbia un pezzo in meno, cioè una nave della nostra Guardia Costiera resti consegnata in un limbo istituzionale senza possibilità di sbarchi perché ha osato disattendere alle regole imposte su Facebook dallo stesso ministro che vorrebbe la nostra marina pronta a riconsegnare agli “alberghi di lusso” della Libia chi fugge per bisogno.
  2. Un altro ministro, che segue a ruota il primo per paura di perdere i “mi piace” su Facebook, dice che non darà più soldi all’Europa…
  3. Il terzo (incomodo) è il primo ministro che balbetta…

Diciamo la verità: dall’esterno ho vissuto con delusione un’Europa delle banche, un’Europa che solo ora ammette di aver strozzato, forse superando ogni limite, la Grecia; un’Europa che troppo spesso ha lasciato soli paesi come l’Italia e la Grecia a gestire il complesso problema delle migrazioni che comunque non si risolverà chiudendo le frontiere e usando i cannoni. Ho però ben chiaro il tema che a correggere gli errori di questa Europa, magari gestendo i flussi migratori con un’equa distribuzione, si oppongono proprio quegli stati di Visegrad (Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca) che, pur avendo utilizzato l’Europa, alla stessa non credono, in questo aiutati dalle varie destre austriache, francesi, scandinave… Allora qui c’è qualcosa che non torna:

  1. Il governo italiano a parole parla di un’Europa sorda all’idea di un’equa redistribuzione ma nei fatti (ed è il ministro della repubblica che immobilizza la nostra nave in un porto italiano) è vicino proprio ai paesi che quell’equa distribuzione rifiutano… Pirandello di Uno, nessuno e centomila avrebbe, qui, qualcosa da dire…

Ma voglio spingermi oltre:

  1. Quel ministro, da qualcuno definito “bullo”, non è né stupido né sprovveduto (semmai conniventi o a rimorchio sono il primo e il secondo ministro coinvolti che arrancano per seguirlo), ha una strategia già in parte annunciata: tirare tanto la corda da far sì che l’Europa ci neghi, rifiutando i ricatti offensivi, quel margine di flessibilità necessario a mantenere, almeno in parte, promesse elettorali un po’ scriteriate, dalla flat tax al reddito di cittadinanza…
  2. Già da mesi le dichiarazioni dei due ministri e dei loro sodali parlano dei “signori del mundialismo” che mettono i “bastoni fra le ruote” (da ricordare che per i totalitarismi le colpe sono sempre di “entità” esterne, dalle “inique sanzioni” di mussoliniana memoria allo Stato Imperialista delle Multinazionali – SIM – inventato dalle Brigate Rosse a giustificazione dei loro delitti), il contestato ministro degli Affari Europei Paolo Savona ha recentemente parlato di aiuto da parte della Russia nel caso l’Europa non desse ascolto alle nostre richieste…
  3. I legami del partito del ministro, né stupido né sprovveduto, con la Russia di Putin sono palesi e dunque tutto questo pare legato a quella strategia che vuole indebolire l’Europa intera (si avvicinano le elezioni europee) rispetto a quella Russia di Putin che si muove con precisione (la Crimea, la Turchia, la Siria) contando sull’isolazionismo degli Stati Uniti di Trump che non dovrebbe avere l’impeachment per altri motivi ma solo per quello di aver indebolito il fronte delle democrazie occidentali che, nonostante criticità e difetti, continua ad essere un baluardo per quanto concerne i diritti del cittadino.
  4. Andremo dunque, in Italia, verso modelli di “democrazie” alla russa o alla turca? Molti segnali (compresa la vocazione a parlare direttamente alla gente insultando chi non la pensa allo stesso modo) dicono di sì… Forse i fili della memoria del passato si sono spezzati e ci aspettano tempi ancora più oscuri…