Pino Boero
Un po' di me e letteratura per l'infanzia

Maria Milhofer. Una storia per non dimenticare

Le ragioni di oggi. Lo scorso anno, il 2 febbraio 2017, al Liceo Linguistico “Grazia Deledda” è stata intitolata l’Aula riunioni a Maria Milhofer (1904-1945), vittima della Shoah, già insegnante di tedesco presso la stessa scuola. A un anno di distanza voglio ricordare l’avvenimento che mi ha visto coinvolto, prima che come assessore, come studioso di un “caso” che trovo oggi – esemplare per ricordare a tutti quanto le leggi razziali del ’38 siano state – riprendo le parole del Presidente della Repubblica – “macchia indelebile della nostra storia” e quanto la scuola possa fare per non dimenticare e offrire alle giovani generazioni la possibilità di  prendere le distanze dalle tante forme di nuovo razzismo.

Antefatto 2016 – 2017. L’idea di approfondire la storia di alcune insegnanti del Comune di Genova che furono “dispensate” dall’insegnamento era nata da una ricerca che un ex bibliotecario, Alfredo Remedi, aveva condotto sugli atti amministrativi del Comune nei riguardi di quattro insegnanti che, sulla base delle leggi razziali del ’38, furono allontanate in tre  dalle scuole civiche “Duchessa di Galliera”, “Regina Margherita” (ora “Grazia Deledda”) e una dall’elementare. Grazie alla disponibilità del materiale nell’archivio del Comune (e grazie alla gentilezza e professionalità del personale) ho approfondito la ricerca sulle tre insegnanti delle scuole civiche trovando che due[1] furono riammesse in servizio il 1° maggio 1945, mentre la terza, Maria Milhofer in Rapallo, docente di lingua tedesca presso la scuola Regina Margherita, fu deportata e non sopravisse alla Shoah. La sua tragica storia, emersa dal fascicolo personale, merita di essere raccontata con l’impegno mio ad approfondirla ancora.

La storia. Maria Milhofer, figlia di Lazzaro Paolo Milhofer e di Zelma Handers[2], era nata a Târgu Mureş (allora Ungheria poi Romania[3]) il 17 settembre 1904[4], arrivò in Italia nel 1926 “a compievi i suoi studi e con la ferma intenzione di stabilirvisi definitivamente. Questa sua decisione sorgeva oltre che da un istintivo amore per l’Italia, dal fatto che essa riteneva, compiendo gli studi in Italia, di potersi mettere in grado di trovarvi i mezzi di sussistenza col proprio onesto lavoro”[5], si laureò in Scienze economiche e commerciali e fu fidanzata con Giuliano Cattani, insegnante della scuola “Galileo Galilei” di Genova che morì prematuramente nel 1934 “disperato per non aver potuto dare il suo nome nemmeno in articulo mortis per ragioni che sarebbe troppo lungo spiegare”[6]. Nel novembre 1935 fu assunta come  “Insegnante provvisoria di Lingua tedesca (21 ore)” presso l’Istituto “Regina Margherita”, nell’anno 1935-1936 sostenne gli esami di Stato per l’abilitazione all’insegnamento della lingua tedesca. Nell’ottobre 1936 fu confermata nell’insegnamento per 20 ore e nel novembre dello stesso anno furono aggiunte 6 ore di insegnamento con scadenza il 31 luglio 1938; la scheda personale della Milhofer compilata il 18 giugno 1936 (e successivamente integrata) riporta qualifiche positive[7] anche se segnala la non iscrizione al P.N.F. “non necessaria né possibile perché straniera”, l’appartenenza alla “razza ebraica” pur non indicandola come iscritta alla “comunità israelita” e il coniuge cattolico. Il 30 dicembre 1936 il R. Provveditore agli Studi Luca de Regibus scrive al Podestà e alla Preside della scuola contestando la nazionalità non italiana della docente e chiedendo entro il 15 gennaio 1937 “i provvedimenti adottati da V.S. nei riguardi dell’incarico conferito”. Spinta dalla notizia “che entro 15 giorni […] doveva lasciare l’insegnamento [… vedendo…] completamente rovinata la propria esistenza e perduto tutto il frutto di lunghi anni di studio e di pratica”[8], la Milhofer il 19 febbraio 1937 sposa civilmente l’ottantatreenne Michele Rapallo[9], acquisendo così la cittadinanza italiana e ottenendo la conseguente nomina in ruolo (1 ottobre 1937)[10]. Il suo dramma, però, è solo all’inizio perché se prima le contestazioni riguardavano solo la nazionalità straniera, dopo il matrimonio riguardano la sua vita privata: in seguito a qualche probabile segnalazione il 1° marzo 1938 il prefetto Umberto Albini scrive una “Riservatissima personale” al Regio Provveditore agli Studi di Genova Luca de Regibus denunciando che l’insegnante “aveva contratto matrimonio con un vecchio novantenne al fine di conseguire la cittadinanza italiana: requisito necessario per conservare l’impiego”. Il Prefetto segnala che la Milhofer, nonostante risulti domiciliata a Pegli in casa del marito, non risulta abbia mai convissuto con lo stesso e gli abbia sborsato “la somma di £. 3.000 al patto che nessuna convivenza vi sarebbe stata tra loro”; il Prefetto fa notare che la professoressa è di religione ebraica e il suo comportamento “è ritenuto in pubblico lesivo al decoro della scuola ed al prestigio dell’insegnante stessa”. Parte una vera istruttoria che vede in azione i Vigili della Sezione Investigativi[11] che  riscontrano reale l’indirizzo della Milhofer[12], il Vice Podestà Villasanta, la Preside  della scuola “Regina Margherita” Erminia Manfredi[13]; nasce un fitto carteggio: il Prefetto in una “riservatissima personale” al Provveditore agli Studi[14] sostiene che la permanenza della Milhofer nell’Istituto è “divenuta ormai incompatibile”, invita ad “adottare gli opportuni provvedimenti, d’intesa con l’On. Podestà” e stigmatizza la “scarsa sensibilità da parte della preside stessa, cui particolarmente incombe l’obbligo di esercitare la vigilanza sull’andamento in genere dell’Istituto e sulla condotta pubblica e privata dei docenti”; il Provveditore agli Studi chiede al Podestà di adottare “gli opportuni provvedimenti”[15], la Preside trasmette al Capo Ufficio Pubblica Istruzione del Comune il fascicolo dell’insegnante[16], il Vice Podestà informa il Prefetto che inizierà “la procedura di destituzione” che per “evitare motivi di ricorso da parte dell’interessata” dovrà passare attraverso la “Commissione di disciplina ai sensi dell’art. 93 del Regolamento Generale per gli uffici ed il personale del Comune”[17], l’Ufficio Istruzione Pubblica del Comune invia a Maria Milhofer una “raccomandata riservata” con la contestazione degli addebiti”[18], il 13 maggio Maria Milhofer risponde al Podestà giustificando il suo comportamento. Il fascicolo personale di Maria Milhofer non conserva allo stato notizie della sospensione e destituzione che avverranno rispettivamente con Atti del Podestà il 9 novembre 1938[19] e il 5 gennaio 1939 e riguarderanno tutte le quattro insegnanti di “razza ebraica”. Nulla si sa della vita di Maria Milhofer nei cinque anni successivi, dagli elenchi degli ebrei vittime della Shoah emerge che la professoressa fu arrestata a Genova nel dicembre 1944 e deportata, passando per Bolzano[20], nel campo di concentramento di Ravensbrueck. Non è sopravvissuta alla Shoah.


[1] Bice Foà in De Benedetti docente di economia domestica e igiene presso la scuola “Duchessa di Galliera” e Eugenia Tedeschi in Segré, docente di matematica, fisica e scienze presso la scuola “Regina Margherita”.

[2] Nell’Atto di Matrimonio di Maria Milhofer del febbraio 1937 i due genitori risultano viventi e residenti a Bucarest.

[3] Dopo la Prima Guerra Mondiale il Trattato di Trianon del 1920 assegnò alla Romania alcuni territori dell’Ungheria, tra cui la Transilvania con la città di Târgu Mureș. Il passaggio, oltre a sconvolgere la popolazione, segnò l’inizio di una diffusa “pulizia etnica”, fatta di discriminazioni piccole e grandi in cui probabilmente si trovò coinvolta la famiglia Mihlofer, di qui, probabilmente, la decisione di emigrare in Italia.

[4] Nei libri delle vittime della Shoah viene erroneamente indicato 1911.

[5] Dalla memoria difensiva di Maria Milhofer al Podestà di Genova (12 maggio 1938).

[6] Lettera della preside al R. Provveditore agli Studi (10 marzo 1938).

[7] Cultura – ottima; Consuetudine di studi – ottimo; Efficacia didattica – buona; Azione educativa – ottima; Come mantiene la disciplina – assai bene; Sicurezza di criterio e senso pratico – ottimi; Carattere – normale; Senso di responsabilità – profonda; Qualità morali – ottima; Qualità fisiche – ottima; Si assenta frequentemente – eccezionalmente; Contegno verso i superiori – ottimo; Sempre pronta.

[8] Dalla memoria difensiva di Maria Milhofer al Podestà di Genova (12 maggio 1938).

[9] Michele Rapallo, pasticiere, fu Giovanni e fu Giuseppina Drosdovscaia, nato in Odessa il 7 febbraio 1854, cittadino italiano, vedovo di Miller Carolina, residente a Pegli via Lungomare 9 – 3.  All’Atto di Matrimonio risultano presenti come testimoni il figlio di Michele, Giuseppe o Feliciano come firma, celibe, operaio dolciere, di anni cinquantuno (quindi del 1886) nato a Odessa e Andrea Pesce, siderurgico di anni quarantaquattro (quindi del 1893). Sempre dall’Atto di Matrimonio Milhofer risulta iscritta al P.N.F. dal 12 agosto 1927 mentre i due Rapallo risultano iscritti all’anagrafe del Comune dall’8 aprile 1922.

[10] Viene assegnata all’insegnamento di Lingua tedesca nel corso inferiore della scuola con uno stipendio di £. 9.000.

[11] Rapporto del 9 marzo 1938

[12] Prima in C.so Magenta 51 – 6, poi in Via Fieschi, 38 – 1 in “subafitto di camera presso la [trentenne] Sig.na Elena Fischer Medico-Chirurgo-dentista, con gabinetto nella stessa abitazione…”.

[13] La Preside è l’unica in una “riservata personale” al Provveditore (10 marzo 1938) a prendere subito le difese della sua insegnante sostenendo, fra l’altro, che “non risulta che l’insegnante abbia mai dato luogo a rimarchi sulla sua condotta in genere” e che “prestigio e reputazione presso le famiglie, allieve e colleghi sono ottimi sotto tutti i rapporti morali e culturali”. Erminia Giuseppina Manfredi, nata nel 1885, laureata in lettere a Milano, nominata docente al “Duchessa di Galliera” nel 1908, poi assunta nel 1913 era diventata preside incaricata nell’ottobre 1928 (la sua iscrizione al P.N.F. è del 3 marzo di quell’anno) e confermata dal 1 luglio 1930. Manfredi, celibe, andò in pensione (forzata e fece ricorso contro il Comune), il 19 maggio 1950; risiedeva probabilmente all’interno della scuola perché ancora dopo la sua quiescenza (1952) c’è un contenzioso sui mobili personali dello studio da trasportare in via Rivoli 9/7. Le note personali redatte nell’a.s. 1942-1943 danno idea, con le relative correzioni, di una personalità tutta tesa a difendere la sua istituzione scolastica: “Dirigente intelligente, colta, risoluta, si lascia talvolta però condurre da un certo spirito di indipendenza autonomia che la porta a trascurare la disciplina gerarchica e a sottrarsi ad ogni possibile controllo gerarchicamente istituito. Appassionata della sua scuola, cui si dedica interamente, ottenendo autorevoli riconoscimenti”.

[14] 8 aprile 1938.

[15] Riservata del 13 aprile 1938.

[16] 20 aprile 1938.

[17] 20 aprile 1938.

[18] 5 maggio 1938.

[19] Sospensione dal servizio degli insegnanti di razza ebraica dal 16 ottobre 1938 in applicazione del D.L. 5 settembre 1938, n. 1390.

[20] Milhofer Maria. Nata a Torgumusies (Ungheria) il 17/9/1911. Arrestata a Genova (GE) l’1/12/1944. Deportata da Bolzano il 14/12/1944 a Ravensbrück. Deceduta a Dachau. Fonti: 7 (Venegoni, p. 260 da Lista degli italiani deportati a Ravensbrück a cura di Italo Tibaldi (AFMD, parzialmente pubblicata nel sito Internet dell’ANED, www.deportati.it).