Pino Boero
Un po' di me e letteratura per l'infanzia

Libri in famiglia

Non è mai facile parlare di “cose di famiglia” anche perché la dimensione autobiografica soprattutto in chiave paterna risulta un po’ estranea alla riservatezza genovese dietro cui amo proteggere la mia vita privata; farò ora un’eccezione (anzi ne farò due per par condicio): la prima eccezione riguarda il denso volume (426 pagine) di mio figlio Davide pubblicato da EUM (Edizioni Università di Macerata) nella importante collana di studi diretta da Roberto Sani e Anna Ascenzi. Potrei raccontare di Davide cinefilo fin dall’infanzia, della sua precocità di “tifoso” kubrickiano,  della sua tesi su Tati, del volume Letteratura per l’infanzia in cento film (Le Mani, 2008) scritto con me (ma quasi tutto suo nelle schede di film e libri), dell’attenzione a quei generi cinematografici minori, dai “musicarelli” di Morandi ai “lucchetti” di Moccia  (Chitarre e lucchetti. Il cinema adolescente da Morandi a Moccia, Le Mani, 2009), che tanto spazio hanno avuto (e hanno) nella formazione dell’immaginario di generazioni diverse. Oggi con All’ombra del proiettore siamo in un contesto ancora diverso perché Davide fa parlare un materiale quasi dimenticato dalla critica cinematografica (in alcuni casi troppo “impegnata” per occuparsi di “bambinate”) e dalla riflessione storico-pedagogica (la “trasversalità” e le “contaminazioni” non appaiono mai troppo amate da storici e pedagogisti). Cito solo alcuni degli elementi che a mio parere costituiscono punti di forza della ricerca: anzitutto la dimensione europea (soprattutto inglese) del problema, poi il ruolo della Mostra del Cinema di Venezia che con le Sezioni Speciali del ’47 e del ’48 aprì la strada a un vero e proprio Festival Internazionale del Film per Ragazzi e ancora la presenza sul campo di personalità importanti come quella del pedagogista Luigi Volpicelli (1900-1983) e di Mario Verdone (1917-2009) che prima di diventare l’importante critico e professore universitario nel settore del cinema fu suo assistente; infine la riscoperta di riflessioni teoriche e di prese di posizione politiche che, messe in sequenza (il volume è corredato di un’ampia appendice di documenti e di una ricca bibliografia), danno idea di una ricchezza straordinaria che colpirà sicuramente i lettori. Un’ultimissima notazione: un artista e docente sardo, Remo Branca (1897-1988), che Davide indica come uno dei precursori della riflessione teorica (e della pratica) del cinema per ragazzi, già alla fine degli anni Trenta aveva intuito che promuovere “un cinema per l’infanzia significa interpellare i piccoli spettatori, non imporre loro formule artificiali”… Mi viene da chiedere: quanti educatori, oggi, trovano convenienti, nel campo della didattica, le “formule artificiali”? Il libro, forse, ci aiuterà a riflettere anche su questi problemi…

Seconda eccezione: resto in famiglia e passo al libro di Sara che, in generale, come scrittrice, non ha troppo bisogno della scarsa capacità di “aggancio” del mio sito visto che è attrezzatissima e comunica con il mondo. Dico solo che il libro è dedicato a me (ne sono un po’ orgoglioso) perché sono io il colpevole della passione di Sara per Faber (il motivo lo racconta benissimo lei stessa) e aggiungo, a completamento, che quando Sara mi annunciò l’intenzione di scrivere di come una ventisettenne di oggi “sente” Fabrizio restai interdetto e subito le chiesi: “Non è un’impresa troppo grande per te?”. Posso ora confessare che il mio scetticismo non aveva buone ragioni: Sara è riuscita a incrociare la storia musicale di Fabrizio con la storia della sua formazione personale, i testi delle canzoni con la sua sensibilità di giovane intellettuale del nuovo millennio, i termini di una critica filologicamente strutturata con le parole del racconto… Un piccolo libro, insomma, edito dalla casa editrice Chinaski di Genova, tutto da leggere (costa anche poco… 6 euro e 90 centesimi)…