Edizioni Angolo Manzoni
collana Junior D (il piacere di leggere senza fatica)
- Oscar Wilde (trad. Pietro Malvano, ill. LibellulArt, voci narranti Franco Collimato e Simona Massera), Il fantasma di Canterville (con CDMp3), € 19,00, da 9 anni
- Gianpietro Scalìa (ill. Ana Burgos Baena, voce narrante Franco Collimato), Brevissima storia di una bambina e di una gatta che volevano vivere aggrappate alla luna, € 10,00, da 11 anni
Le torinesi Edizioni Angolo Manzoni sono sicuramente benemerite perché il loro “leggere senza fatica” attraverso scelte tipografiche e grafiche importanti (il corpo 16, la piena leggibilità del carattere EasyReading, l’interlinea ampia, le illustrazioni a colori molto “leggibili”) apre spazi a chi spesso trova la lettura preclusa (ipovedenti, dislessici, ma anche anziani, straniere alle prese con la nostra lingua); sono anche benemerite, però, perché si muovono con sensibilità e intelligenza nella scelta dei testi: con un classico come Il fantasma di Canterville (ottime, divertenti e ben calibrate sul libro le illustrazioni) sono andate certo sul sicuro, ma il libro di Scalia, medico piacentino, rappresenta una scommessa perché uscito in altra collana nel 2008 oggi viene riproposto ai ragazzi: dico subito che non voglio qui entrare nel difficile dibattito “adatto”/”non adatto”, dico invece che raramente mi capita di commuovermi leggendo una storia e questa volta è successo. Scalia parte dal ricordo di una bambina ricoverata in ospedale e mancata una sera in cui era di guardia: la bambina “per tutto il tempo durante il quale è stata ricoverata in ospedale ci ha stupiti con la propria allegria e con il desiderio a volte violento di cogliere il risvolto positivo di ogni situazione della vita”; è una nota importante inserita in fondo al testo insieme alla lettera che un altro piccolo paziente aveva spedito alla bambina, ma è una nota che già avvertivo nelle pagine intense della narrazione, intuivo la fine, ma ero sempre come sospeso sul filo del racconto fantastico con personaggi capaci a loro volta di affabulazione e di “volo”, dalla gatta anemica all’infermiera Sasha, al burattinaio Erik. Scalia, che sembra prestare davvero la sua penna alla piccola protagonista ora malinconica ora allegra, ha la stessa delicatezza dei grandi scrittori che parlano di morte dei piccoli (penso a Saint-Exupéry, ma anche a Lo stralisco di Roberto Piumini), ogni tanto lancia al lettore “segnali” (la bambina disegna un campo di fiori e scrive “ogni volta che lo guardo spero di poterci andare per davvero con la mia gatta in mezzo a un campo di fiori”) che toccano nel profondo e lo stesso “congedo” della piccola (nel gioco del “fingere di morire un po’” vorrebbe “trovarsi aggrappata alla luna perché secondo me era il posto migliore che ci potesse essere nel cielo”) con il burattinaio Erik che inizia a raccontare una storia (“Come tutte le storie che racconta Erik anche questa dev’essere stata una storia bellissima, per quanto dalla luna la sua voce non si udiva…”) ha il sapore dolente di un ciclo che, pur chiudendosi, sopravvive grazie al racconto. Qui, dunque, trovo nel racconto di Scalia un altro valore, trovo quella dimensione salvifica della scrittura e della lettura che non solo porta conforto al dolore, ma consente di pensare davvero che tutte le cose “portano scritto più in là“. Farò leggere, infine, questo libro ai miei amici e colleghi Antonella Lotti e Carlo Maganza che si occupano in Università di Medical Education… chissà che non ne venga fuori una riflessione sul ruolo fondamentale della scrittura…