Pino Boero
Un po' di me e letteratura per l'infanzia

Il Ministro Sacconi

di Paolo Amaro

Eravamo alla fine degli anni Settanta e dall’estero, dove risiedevo, le vicende italiane anche quelle più drammatiche mi arrivavano giorni dopo nei modi più impensati: una telefonata, un giornale vecchio di una settimana, il contatto con un missionario, un incontro casuale con qualche connazionale. Insomma ero lontano e la lontananza non era solo chilometrica, eppure mi aveva colpito, anche se in modo frammentario, la metamorfosi del Partito Socialista: ricordavo che il nonno di un amico, in qualche mio breve rientro in Italia, mi aveva parlato del glorioso partito, dei suoi valori morali, dei contrasti fra Nenni e Saragat e della speranza di una riconciliazione; ora, dai frammenti che raccoglievo, avevo la sensazione di trovarmi davanti ad un altro partito, un segretario nuovo e giovane che io non avevo mai sentito nominare, Bettino Craxi, voleva un partito moderno, fatto di giovani capaci di togliere la muffa dalle sezioni, di prendere finalmente nelle mani il governo del cambiamento. Ricordo il nome di Sacconi perché in un breve rientro in Italia (mi pare fosse il ’79) lessi la notizia che fra i giovani del nuovo Partito Socialista eletti deputati c’era, appunto, un certo Sacconi (il cognome mi rimase impresso perché vidi una sua foto ed effettivamente il viso e il corpo mi sembravano massicci, degni appunto di un cognome accrescitivo)… tutti finì lì, ho poi capito leggendo oggi le sue dichiarazioni sulla riforma dello Statuto dei Lavoratori (opera di Gino Giugni un grande socialista) che, travolti Craxi e il Partito Socialista da Tangentopoli, Sacconi è approdato a Forza Italia ed è diventato consigliere ascoltato di Berlusconi e ministro del Lavoro: lontano come sono non mi scandalizza il percorso anche perché mi pare di capire che Berlusconi, amico di Craxi, sia circondato oggi più da ex rampanti socialisti della “rivoluzione craxiana” (oltre Sacconi Brunetta, Cicchitto, Frattini, Tremonti) che di notabili democristiani, mi colpisce, però, la veemenza (non dico odio perché ho letto che Berlusconi vuole che il suo sia il partito dell’amore…) con cui alcuni di questi (Brunetta in primis) colpiscono quelli che ritengono i loro “nemici” (rancori personali verso l’altra sinistra per una fine ingloriosa del glorioso Partito Socialista?); ad esempio, ieri 11 aprile all’assemblea di Confindustria, Sacconi, ribadendo, appunto, l’intenzione di modificare lo Statuto dei lavoratori, ha detto, suscitando ovviamente l’applauso (c’è qualcuno che pensa ancora  che la Confindustria di oggi non sia berlusconiana a prescindere?) che occorre “battere il nichilismo delle generazioni degli anni ’70 che sono entrate nei mestieri dell’educazione, della magistratura e dell’editoria non tanto per occupare, come diceva Gramsci, le casematte del potere, quanto, come si dice a Roma, per infrattarsi, perché è sempre meglio che lavorare”. Pensiamoci bene: dunque gli insegnanti, i magistrati, i giornalisti entrati negli anni settanta non hanno nemmeno – nel Sacconi-pensiero – diritto alle attenuanti “politiche”, ai “vizi ideologici” (la conquista gramsciana del potere), erano dei fannulloni (quella di definire “fannullone” tutto il pubblico impiego è un’ossessione che lega Sacconi, Brunetta e molto altro “volgare” pensiero di lavoratori autonomi, padroncini, industrialotti che magari non pagano tutte le tasse che dovrebbero…) desiderosi di imboscarsi. I poveretti, insegnanti, magistrati, giornalisti, davanti a manifestazioni di “amore” così palesi e soprattutto così motivate cosa potrebbero dire per difendersi? Che forse anche la generazione entrata in una certa rampante politica dalla metà degli anni Settanta voleva “infrattarsi”… allora le andò male, ma oggi – come si vede – ha recuperato alla grande…